<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984</id><updated>2011-07-08T17:51:48.202+02:00</updated><category term='manifesto'/><category term='suggestioni'/><category term='recensioni'/><title type='text'>Usualmente ci arrabbiamo</title><subtitle type='html'>Ma talvolta capita che qualcuno ci stupisca.
In positivo.
Leggere per credere. 
Recensioni e suggestioni – cinematografiche, ovvio. Sempre, rigorosamente, insindacabilmente nostre. 
I cazzi, indovinate?, rimangono i vostri. 
Meno acidi, però: ecco la novità. Fidatevi.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Anonymous</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img1.blogblog.com/img/blank.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>5</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984.post-7626442490796716782</id><published>2009-05-23T13:21:00.012+02:00</published><updated>2009-05-24T18:56:30.167+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Star Trek</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Premetto. Non sono mai stato un fan di Star Trek. Ho messo sul piatto il film solo per convincere Ray a vedersi “S.Valentino di sangue 3d”. E senza dubbio ci ho guadagnato.&lt;br /&gt;Perché questo nuovo capitolo della saga (che tuttavia non continua i precedenti, ma fa storia a sé) rinfresca parecchio l’immagine dell’Enterprise e del suo equipaggio che hanno i non appassionati, come il sottoscritto.&lt;br /&gt;La serie televisiva, infatti, non mi ha mai attratto per una qual certa atmosfera naif che la contraddistingueva. Nei costumi, nei personaggi, nel lento progredire dell’astronave che senza nemici o pianeti terrificanti risulta mortalmente noioso. Certo, concorreva anche il periodo. Negli anni ’60 la visione stessa della tecnologia conservava un genuino stupore, mentre oggi siamo diventati tutti giapponesi, anche senza volerlo.&lt;br /&gt;Comunque, mi ricordavo di alcuni dettagli: le orecchie a punta di Spock, naturalmente, lo sguardo pacato di Kirk, le tute da ginnasti dell’equipaggio. E nulla più.&lt;br /&gt;Allora, ci voleva J.J. Abrams, regista di questa rivisitazione, per movimentare la memoria. E mettere insieme un prequel che nella concezione, nei ritmi e soprattutto nell’azione, riecheggia assai di più Star Wars che il progenitore televisivo.&lt;br /&gt;Non sono in condizioni di dire se sia un tradimento all'idea originale. Né credo che la presenza di Leonard Nimoy (il primo Spock, confinato a invecchiare in un universo parallelo) possa essere una garanzia del contrario.&lt;br /&gt;Di certo, però, è riuscito. Gli attori sono partecipi del ruolo (compresi Eric Bana, reso innocuo dal trucco, e Wynona Ryder, amorevole madre del Vulcaniano), e il pedale della sceneggiatura sempre schiacciato sui conflitti interiori del giovane Spock (Zachary Quinto), personaggio amletico diviso tra l’istinto umano e il raziocinio vulcaniano. Dal canto suo, James T. Kirk (Chris Pine) viene descritto come una specie di vandalo spaziale, talentuoso e sopra le righe, da cui promana tutta l’ironia del film (altra piacevole sorpresa). Geniale, anzi, la scena in cui riesce a buggerare il complicato sistema ideato da Spock per simulare un attacco nemico durante l’addestramento: un concitato susseguirsi di istruzioni volutamente sbagliate alla truppa scandite dai morsi a una mela. Pura improvvisazione, ben oltre le intenzioni della sceneggiatura. Se a ciò aggiungete i gadget, una regia a tratti frenetica, e la visione post-moderna dello spazio, il gioco è fatto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#009900;"&gt;Star Trek&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;In una frase: &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;"Uhura era così figa anche nella serie originale?"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;Consigliato: &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;a chi non conosce la serie, o ne ha un ricordo sbiadito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;CCC&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8312849886084398984-7626442490796716782?l=usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/7626442490796716782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/star-trek.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/7626442490796716782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/7626442490796716782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/star-trek.html' title='Star Trek'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984.post-2075938807905811590</id><published>2009-05-23T12:32:00.013+02:00</published><updated>2009-08-20T18:19:46.043+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>State of Play</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La cosa migliore è il titolo. State of play evoca, almeno a me, l’idea di una sciarada, un plastico, al limite anche qualcosa di meta-cinematografico (ed è anzi questo il motivo che mi ha spinto a vederlo). In realtà, anziché una riflessione sulla finzione, è il solito thriller giornalistico-politico, che ormai è divenuto un genere a sè, con propri testi, ritmi e partiture.&lt;br /&gt;Funziona, indiscutibilmente. Anche grazie alla prova degli attori. Russell Crowe, bolso e ispido, è perfetto nel ruolo del giornalista tradizionale con tanto di taccuino, Rachel McAdams,  come agguerrita blogger, carina e sveglia il giusto (ma peccato non aver approfondito i rapporti tra internet e la carta stampata), Helen Mirren, nella parte della direttrice volitiva e aziendalista, assai credibile. Peccato che il suo personaggio sia identico, perfino nel look, a quello interpretato da Glenn Close, qualche anno prima, in “Cronisti d’assalto” di Ron Howard, migliore di questo anche perché meno preoccupato dell’intreccio e più del contesto.&lt;br /&gt;La storia è presto detta: il reporter di punta di un quotidiano deve occuparsi, suo malgrado, di un intrigo che coinvolge un ex compagno di studi (Ben Affleck, usualmente intontito), rampante deputato sospettato dell’omicidio della propria amante. Scoprirà che dietro l’episodio si cela la cospirazione di una società paramilitare, in un crescendo di pericoli e false piste. In mezzo, dovrà combattere anche i propri scrupoli personali: è infatti diviso tra l’amicizia e il dovere professionale (nonchè l'amore per la moglie di Affleck, e ci mancherebbe, trattandosi di Robin Wright Penn).&lt;br /&gt;In conclusione, è ben scritto, diretto (da Kevin MacDonald) e montato. Un discreto prodotto che non dice nulla di nuovo, ma non annoia. Certo, se cercate cose come “Quinto potere” o “Tutti gli uomini del Presidente”, girate al largo. Qui ci si preoccupa solo del pre-finale, non della sociologia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;State of Play&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “Guardati le spalle” &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;Consigliato: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;a chi ha voglia di un entertainment senza pretese, ma curato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 0);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 102, 0);"&gt;CC&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8312849886084398984-2075938807905811590?l=usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/2075938807905811590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/state-of-play.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/2075938807905811590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/2075938807905811590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/state-of-play.html' title='State of Play'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984.post-7863360877307345653</id><published>2009-05-22T19:39:00.007+02:00</published><updated>2009-08-20T18:17:18.648+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='suggestioni'/><title type='text'>Brutalmente (note a margine su Gran Torino)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho commesso un errore: non ho scritto subito. Di certe impressioni bisognerebbe liberarsi brutalmente, buttandole giù, su un foglio, come vengono.&lt;br /&gt;Invece ho atteso. Troppo. E nel giro di qualche giorno, per consuetudine, mi ha preso la pigrizia, e la memoria mi si è appannata.&lt;br /&gt;Di Gran Torino, quindi, conservo solo delle suggestioni, e alcune immagini. Dunque non vi parlo del film, non almeno in senso esegetico o critico. Anche perché qualcun altro l’ha fatto, e bene, prima di me.&lt;br /&gt;Mi occupo delle sensazioni, invece. E comincio dal finale.&lt;br /&gt;A me ha ricordato “La ricotta” di Pasolini. È un episodio di Ro.Go.Pag., film del 1963, in cui si parla della crocifissione, ambientata in un set cinematografico. PPP ci fa morire una comparsa affamata, che interpreta un ladrone, e schiatta sulla croce per un’indigestione, appunto, di ricotta. Comicità apparente, reale passione. E Cristo restituito all’uomo attraverso un sacrificio non mitico, ma quotidiano. Un simbolo ridiventato carne.&lt;br /&gt;Succede anche nell’ultima fatica di Eastwood, dove il protagonista va alla resa dei conti armato di una sola pistola, mimata dal pollice e dall’indice della mano. E tuttavia sufficiente per spaventare il nemico, e indurlo a sparare sul serio, a uccidere, davanti agli occhi di tutti. Affinchè si abbatta su di lui la giustizia (non divina ma) terrena. Anche qui il sacrificato muore, e mentre cade forma una croce, vista dall’alto. La stessa in cui, in vita, non è mai riuscito davvero a credere.&lt;br /&gt;A ben vedere, c’è una comicità anche in questo. Ma è più complessa dell’altra, perché travalica la vicenda del film e giunge in quella, umana, di Clint.&lt;br /&gt;Gran Torino, infatti, si sviluppa come una sorta di western, e del western, che rese grande l’attore, ha i silenzi e le cadenze. Non ha però l’epica del deserto, perché si gioca solo tra gli isolati multietnici di una città americana, e nemmeno i suoi tramonti, che sono la sera scesa a picco, tra i colpi di pallottole delle gang.&lt;br /&gt;Manca perfino, ironicamente, il cowboy.&lt;br /&gt;Già, perché Eastwood, che ha fatto della sua espressione dura, sotto il cappello, una carriera, decide, a conclusione di quest’ultima, di renderla la maschera di un vecchio reduce in lotta col mondo. Umanizzando il proprio mito, e il cinema.&lt;br /&gt;Di nuovo Spietato, dunque, ma al contrario. Non coi nemici, che seppure sconfitti sopravvivono, ma con se stesso. Pronto a seppellire l’odio in nome di un ideale, anziché farlo riemergere contro una vita di valori.&lt;br /&gt;Clint redento, ma per nulla conciliante.&lt;br /&gt;Perché il suo film ci lascia in dote un presente di lotte, violenze, sopraffazioni. E lontano dalle strade, molta diffidenza. Un brutto vivere, cui forse può porsi rimedio non con la religione (la figura del prete entra ed esce ad uso e consumo del protagonista, quasi una sorta di manichino multiuso), né con la serenità familiare (i suoi figli vogliono internarlo in una casa di riposo), ma solo con un gesto estremo.&lt;br /&gt;Mi ha colpito un dettaglio, in questo senso. La scena in cui la sorella del ragazzo amico di Clint torna a casa, gonfia e sanguinante dopo lo stupro.&lt;br /&gt;Un’autentica trasfigurazione, un macabro colpo d’ala.&lt;br /&gt;Il personaggio cui ci eravamo affezionati (come ci si affeziona a tutti i personaggi), giovane, scanzonato, seppur sempre sul filo del pericolo, è stato colpito, quasi a morte. E tutti noi partecipi di un oltraggio crudo, brutale, senza repliche.&lt;br /&gt;Da qui parte la vendetta. Anzi, da qui partirebbe.&lt;br /&gt;Perché non è un western, non è un'epopea, non è una storia di gloria e di eroi.&lt;br /&gt;Da qui partirà, soltanto, il sacrificio.&lt;br /&gt;La grandezza di un regista è anche quella di saper riflettere su se stesso, senza parlarsi addosso. Ciò che differenzia l’esperienza dalla vecchiaia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8312849886084398984-7863360877307345653?l=usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/7863360877307345653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/brutalmente-note-margine-su-gran-torino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/7863360877307345653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/7863360877307345653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/05/brutalmente-note-margine-su-gran-torino.html' title='Brutalmente (note a margine su Gran Torino)'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984.post-2558695911046795001</id><published>2009-03-23T09:40:00.005+01:00</published><updated>2009-08-20T18:21:39.114+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><title type='text'>Il Curioso Caso di Benjamin Button</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 102, 0);"&gt;Dopo la recensione-manifesto di Ray, apriamo ufficialmente le danze con un film che pensavamo peggiore. Tanto che, sulla scorta di un ottimo suggerimento, avevamo già pronto il titolo del post: “le 13 curiose nomination di Benjamin Button”. Tuttavia le cose sono andate diversamente, e il risultato lo vedete qui sotto. Quanto alla scheda, sarà divisa nelle canoniche tre parti: “In una frase”, “Consigliato” (o “Consigliatissimo”, a seconda degli entusiasmi) e “Giudizio”. Ovviamente, l’unità di misura di quest’ultimo non potrà essere il Kevin, bensì, con riferimento al nostro nume tutelare, il Clint (e il mezzo Clint, all’occorrenza). Buoni Eastwood a tutti, dunque, e a presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Non valeva 13 Oscar. E forse neanche meno, perché non è un capolavoro. Però, “il curioso caso di Benjamin Button” non è nemmeno il paventato polpettone. Certo, è un po’ troppo lungo (di 2 ore e 40 minuti si può tagliare qualcosa, specie nella seconda parte), ma non noioso, nè furbo, come avrebbe potuto. La storia, da Fitzgerald, è semplicissima: un uomo ringiovanisce, anziché invecchiare. Le conseguenze sono il film. Persone, luoghi, avvenimenti celebri (si va dalla Grande Guerra a Katrina, via mare) che girano attorno ad un personaggio singolare, prima vecchio innocente, poi adulto riuscito, infine bambino folle. In mezzo, due love story, una breve e notturna, l’altra lunga e solare. Conclusione scontata, come la morte.&lt;br /&gt;Per molti versi, assomiglia a Forrest Gump: stessa epopea di un diverso, stesso sguardo trasversale, stesso, dichiarato, fatalismo. In più, ha il fascino degli interpreti, quello deciso di Brad Pitt, quello sofferto di Cate Blanchett. Anche se la migliore resta Tilda Swinton, perfetta nel ruolo della donna sofisticata e imprevedibile. Un solo simbolismo evidente: l’orologio della stazione che va all’indietro, gesto disperato del suo inventore per far tornare in vita il figlio, caduto in guerra. In teoria è una meditazione sul tempo, in pratica sulla morte. Intesa non tanto come fine della vita (anche se il declino fisiologico è la misura del tutto), quanto come rottura di un ordine prestabilito: evento, annunciato o meno che sia, sempre brusco, violento. Muoiono non solo le persone ma anche le situazioni, i periodi: la stanza lasciata vuota dall’amante, l’incidente che costa la gamba alla ballerina, la sopravvivenza alla nave bombardata.&lt;br /&gt;Non è, tuttavia, un’opera dal respiro mozzo: Fincher dirige morbido, con maestria, senza cedere ad eccessivi sentimentalismi, ma preoccupandosi dei fatti. Ed esaltando, più che mai, l’umanità dei personaggi: il marinaio artista, il vecchio fulminato, lo stesso padre del protagonista, che prima lo abbandona neonato sulle scale, e poi, davanti alla morte, sconta le proprie colpe. Perché la morale, ripete Pitt, è che alla fine bisogna comunque mollare. Ma se l’esito è noto, la suspense sta nella vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 102, 0);"&gt;LA SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 102, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);font-size:180%;" &gt;Il Curioso Caso di Benjamin Button&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;In una frase:&lt;/span&gt; “stavolta Dio l’ha fatta grossa”&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;Consigliato:&lt;/span&gt; a chi si aspetta una sorta di “Paziente inglese”, ed è irretito dalla durata e dagli effetti. Può sorprendersi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;Giudizio: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 102, 0);"&gt;CCc&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8312849886084398984-2558695911046795001?l=usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/2558695911046795001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/03/il-curioso-caso-di-benjamin-button.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/2558695911046795001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/2558695911046795001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/03/il-curioso-caso-di-benjamin-button.html' title='Il Curioso Caso di Benjamin Button'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8312849886084398984.post-6492069858777681689</id><published>2009-03-19T16:39:00.000+01:00</published><updated>2009-03-19T16:47:07.291+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='manifesto'/><title type='text'>Gran Torino (manifesto programmatico)</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;di Ray Stantz&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'hanno detto tutti, lo facciamo anche noi. Sergio Leone, decenni fa, disse che Eastwood aveva due espressioni: con cappello e senza. Verissimo, all'epoca. Nel frattempo l'allora giovane (nemmeno poi tanto, per gli standard Hollywoodiani – soprattutto per quelli odierni) Clint è diventato un'icona a pieno titolo, la sua presenza riempie (“buca”, si dice) lo schermo senz'altro dover aggiungere, la sua non è più mono – o bi – espressività ma recitazione minimale, comunica a livello basilare (animale, nel senso che è prossimo alla parte più istintiva, irrazionale e vera di ogni essere umano) in un modo/mondo privato, fatto di sguardi sbiechi, gesti taglienti e tagliati, parole smozzicate. Quel che è più sorprendente è come l'attore, il divo, sia divenuto un cineasta sublime. Un film-maker, facitore di opere cinematografiche, con la compostezza, l'eleganza, la maestria dei classici. Eppure capace di toccare, trattare, affrontare di petto temi fondamentali ed attualissimi. Le sue ultime prove da regista ne sono costante ed inoppugnabile testimonianza. Stavolta tocca di nuovo i livelli massimi, ed è una gioia darne testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccontare “la storia” pare quasi uno sgarbo all'autore e ai lettori. Che sono avvisati: se perdono questo film, non faranno altro che danneggiare se stessi. Ma la trama, dopotutto, è cosa minore. Storia di violenza, molto. Passata e presente, fuori scena o illustrata in modo secco (ma mai gratuito). Storia di persone, di esseri umani – diversi eppure tremendamente simili. Che parte dal melting pot americano e si (e ci) trasporta nel presente di tutti noi con efficacia vertiginosa ed inevitabilmente toccante. Storia di un uomo solo, alla fine della propria vita. Colmo di rabbia e soprattutto di dolore, di sfiducia e pregiudizi – tutto evidente, sbattuto in faccia. Ma anche “un brav'uomo”, come lo apostrofa una ragazza, una vicina di casa cinese (di etnia hmong, per l'esattezza), una delle persone che – per puro accidente del caso – si trova ad instaurare un rapporto con lui. Un rapporto che nessuno desiderava, che appariva impossibile principalmente per volontà delle parti in causa. E che pure nasce e cresce, in modo vero, vivo. E serve a mostrare un po' alla volta quest'uomo malato, stanco ed arrabbiato (inferocito, anzi, col mondo intero) eppure pieno di vita, di forza, di insegnamenti da offrire. Ed assieme a lui a mostrare il mondo che lo circonda, le persone così stranamente e repentinamente vicine seppur all'apparenza condannate in eterno ad essere distanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane entra per caso, e nel peggiore dei modi, nella vita di un uomo impossibile da avvicinare. Che ne diviene il mentore, la figura paterna (e grazie, mille volte grazie a chi lo dice apertamente, in dialogo, invece che autocompiacersi di sottintesi ridicoli e patetici ritenendosi profondo e sottile). Lo aiuta sulla strada della crescita, del divenire adulto (“devi imparare come parla un vero uomo”), e lotta per proteggerlo dalla violenza insensata e distruttiva che ne contamina la vita – sotto forma di una gang di strada che lo vorrebbe reclutare per la lotta tra “razze” nelle strade di quartiere. L'impossibile accade, ed in modo semplice e concreto. Il ragazzo si vuole redimere (per cosa in fondo da poco, il tentato furto – peraltro impostogli dalla gang come prova iniziatica – della preziosa auto di Clint, la Ford Gran Torino del titolo) e coglie l'occasione per fare molto molto di più: divenire adulto, superare i propri limiti, crescere e vivere. Il vecchio scopre di avere ancora tanto, tantissimo da dare agli altri e di poterne gioire. Ed infine, di poter redimere anche se stesso da una violenza infinita e per sempre bruciante nella sua anima, anche se lontana nel tempo (la guerra in Korea). In mezzo, i rapporti definitivamente guasti con i propri figli e la seconda chance rappresentata da un “muso giallo” senza padre. L'orrenda, sanguinaria stupidità delle lotte di quartiere che si fonda su razzismo, ignoranza, mancanza di valori. Un prete che fa (acuta osservazione di Egon) da contrappunto ai pensieri ed ai sentimenti del vecchio, quasi fosse un coro greco, comparendo solo ed esclusivamente quando opportuno. L'orgoglio e la forza d'animo di chi ha lottato per una vita ma non ha per questo voglia di smettere di farlo – e quelli di chi la chance di lottare non l'ha mai avuta ma, se ha l'opportunità di provare a guadagnarsi una vita migliore, non si tira indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eastwood carica al 110% il proprio personaggio più classico, che sia il pistolero senza nome degli spaghetti western o Dirty Harry Callahan – e lo fa con autoironia e forza, con cinismo solo in superficie ma con grande e profonda umanità. Domina la scena ma quasi in astratto da tanto è stilizzato. Ha il coraggio, lo stile ed il controllo per affrontare temi nuovi senza cadere nel banale. Parla di (e talvolta con) odio e violenza ma riempie lo schermo di ondate di speranza. Osa mettere in scena sacrificio e redenzione senza mai rischiare il ridicolo. Lascia un monito, una lezione, un messaggio di amore per quel che possiamo essere se non cediamo al nostro lato oscuro – soprattutto quando ci sentiremmo moralmente giustificati a farlo (e qui stupisce, e qui conclude in grandezza un affresco già potente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, se i film fossero tutti così non servirebbe l'altro blog. Non servirebbe nemmeno questo, a ben vedere. Ce ne staremmo beati un paio d'ore al giorno a vedere l'arte che si mescola alla vita e ci stimola ed ispira in una sala cinematografica. Purtroppo così non è. Le recensioni, e le distinzioni, servono. Eccome. Perciò, consigliamo: non vi perdete questo film. Se anche fosse l'ultimo di Clint (e preghiamo che così non sia!), dimostrerebbe che a volte un testamento può essere bello, prezioso, luminoso come una vita intera.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8312849886084398984-6492069858777681689?l=usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/feeds/6492069858777681689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/03/gran-torino-manifesto-programmatico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/6492069858777681689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8312849886084398984/posts/default/6492069858777681689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://usualmenteciarrabbiamo.blogspot.com/2009/03/gran-torino-manifesto-programmatico.html' title='Gran Torino (manifesto programmatico)'/><author><name>egon spengler</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
